Il veneto ed il picco di inquinamento nell’aria

Cultura

Mentre in provincia di Treviso vengono rilevati picchi di inquinamento da Pm10, con un picco nel capoluogo superiore nove volte ai limiti, Zaia si diverte a fare il piccolo Nerone di casa nostra, accendendo i falò dell’Epifania, i cosiddetti Panevin, diventando complice di una situazione di totale illegalità. Quando invece, vista l’emergenza, dovrebbe imporre attenzione e moderazione”. Ad affermarlo è Andrea Zanoni, consigliere regionale.

Il 31 dicembre e per l’Epifania si sono registrati i livelli massimi, dovuti a fuochi artificiali e botti nel primo caso e falò nel secondo. Basti pensare che il 6 gennaio la centralina dell’Arpav di Treviso città ha toccato i 445 microgrammi per metro cubo, a fronte di un limite massimo di 50. Gran parte del Veneto, come tutta la Pianura padana, è una camera a gas: con un quadro simile bisognerebbe evitare ogni deroga e ogni fonte inquinante che vada ad aggravare il problema. Zaia però, anziché dare il buon esempio, ha preferito correre in lungo e largo la provincia di Treviso per appiccare il fuoco a quattro falò, uno dei quali, ad Arcade, è il più grande e imponente d’Italia essendo alto dieci metri. Da buon padre di famiglia, come ama spesso definirsi, dovrebbe avere la serietà e il coraggio per spiegare ai propri figli, in questo caso i cittadini trevigiani, che in certi casi anche le tradizioni possono essere messe in discussione, soprattutto se vanno ad aggravare una situazione di illegalità ed emergenza sanitaria. Ormai la tradizione genuina dei Panevin si è trasformata in una gara a chi fa il falò più alto, in una dannosa ostentazione. E cosa dire delle tonnellate di anidride carbonica sprigionate dalle fiamme proprio quando viviamo una emergenza climatica dove dall’Australia arrivano notizie e immagini che fanno piangere?”.

“La Regione – prosegue Zanoni – non può continuare a far finta di niente. In Consiglio, lo scorso 18 dicembre abbiamo approvato la Relazione sulla conformità dell’ordinamento regionale alle norme dell’Ue e risulta che il Veneto è interessato da ben quattro procedure di infrazione per violazione delle direttive comunitarie, inclusa quella sanitaria sulla qualità dell’aria. La procedura – ricorda il consigliere democratico – è aperta dal 2014 e riguarda la mancata attuazione di misure appropriate per garantire la conformità ai valori limite dei Pm10. Attualmente la Regione delega ai sindaci, con particolare riferimento ai Comuni con oltre 30mila abitanti, il compito di imporre provvedimenti per contenere l’inquinamento dell’aria. È un lavarsene le mani, vuol dire scaricare sui sindaci la patata bollente come se lo smog conoscesse i confini amministrativi e come se i Comuni meno popolosi non avessero questo tipo di problematica. È una situazione inaccettabile, già lo scorso 10 gennaio ho inoltrato una denuncia alla Commissione europea nei confronti della Regione per violazione della Direttiva sulla qualità dell’aria, poiché con il Piano dell’aria non ha adottato le misure necessarie per contrastare l’inquinamento”.

Zanoni sottolinea poi la questione sanitaria legata all’esposizione di polveri sottili: “L’Agenzia europea per l’ambiente, nel Rapporto 2018, ha determinato che in Italia muoiono prematuramente ogni anno 60.600 cittadini a causa del particolato, cifra che sale a 84.400 se consideriamo tutti gli inquinanti. Inoltre l’Oms ha individuato tra gli effetti dello smog da polveri sottili infarto, ictus, embolia, polmonare, cancro e numerose malattie a polmoni, bronchi, cuore, cervello e arterie. Malattie che colpiscono soprattutto bambini e anziani”.

“Considerato questo ‘bollettino di guerra’, sarebbe meglio organizzare feste con vin brûlé, pinza e canti popolari al posto dei fuochi – suggerisce Zanoni – Credo che se fossero adeguatamente informati e consapevoli, molti dei circa 40mila trevigiani che partecipano ai Panevin rivedrebbero le proprie posizioni. E infine sarebbe l’ora anche di ascoltare le sacrosante richieste dei rimanenti 800mila trevigiani che poi spesso si trovano nelle condizioni di non poter nemmeno arieggiare la propria abitazione o fare due passi all’aperto senza il rischio di affumicare casa e abiti”.

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