Francesco Solimena

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“Ha Solimena acquisito, col valore del suo pennello, infinite ricchezze, ascendendo il suo capitale oltre 200 mila scudi, poiché dopo Guido niun pittore si è fatto più di lui”. (Bernardo De Dominici, vita de’pittori, scultori ed architetti napoletani)
Francesco Solimena nacque a Canale di Serino (Avellino) nel 1657, figlio del pittore Angelo. A 17 anni Francesco giunse a Napoli, dove apprese i colori di Luca Giordano, la drammatica potenza di Mattia Preti, lo spazio libero e ampio degli affreschi di Giovanni Lanfranco.
L’ascesa di Francesco nel panorama artistico si ebbe non solo a Napoli, ma anche nel resto d’Italia e del Nord Europa. Oltre che pittore, fu anche architetto e scrittore di sonetti, tanto è vero che molta influenza ebbe nella sua vita e per la sua arte il movimento letterario dell’Arcardia, che contrapponeva agli eccessi del Barocco il rigore dell’antichità classica.

I temi affrontati riguardavano soprattutto le poesie pastorali, fatte di amori e paesaggi bucolici. Per questo motivo Francesco Solimena scelse Barra come luogo dove realizzare una villa “deliziosissima” (disegnata e affrescata dallo stesso pittore), lontana dagli affanni della città e immersa nel verde delle campagne e dei pini. Della villa di Solimena putroppo non rimane più nulla, ma esistono alcune incisioni, come quella realizzata dall’artista Saint Non nel suo “Le Voyage pittoresque” (1781-1786).
Nonostante la perdita della villa di Solimena, rimangono alcune evidenze artistiche nel quartiere.
Risale al 1698 la tela firmata e datata della “Madonna delle Grazie” donata dal pittore alla Parrocchia Ave Gratia Plena (o Parrocchia di Sant’Anna).

È  considerata, invece, l’ultima opera prima della morte la “Madonna di Caravaggio”; il dipinto fu commissionato da Fabrizio III Pignatelli nel 1746, quando il pittore aveva ormai 89 anni, per la cappella gentilizia dei Pignatelli (oggi conosciuta come Parrocchia di Maria SS. di Caravaggio a Monteleone, a pochi passi dalla chiesa domenicana). È certo che per realizzare la tela l’anziano pittore abbia avuto la collaborazione di qualche allievo.
Nel 1703 fu alle dipendenze dell’ordine domenicano della Chiesa di Santa Maria della Sanità di Barra (o San Domenico), dove completò i lavori già avviati dall’architetto Arcangelo Guglielmelli.
Fu promotore di una numerosa e folta schiera di allievi, tanto che formò un’intera generazione di artisti quali Francesco De Mura, Ferdinando Sanfelice, Paolo De Matteis. Nel 1710, infatti, acquisì un monumentale palazzo alla salita di San Potito dove tenne una scuola a pagamento di Discepoli di varia estrazione sociale. Tra i suoi allievi Solimena accolse anche un umile giovane barrese, Gian Battista Vela (1707-1800), al quale lasciò in eredità anche una casa.  Ma “l’erede dei suoi pennelli” fu senza dubbio il nipote Orazio Solimena, al quale dedicò i versi di un sonetto scritto probabilmente poco prima di morire.


Dal registro della parrocchia Ave Gratia Plena sappiamo che Francesco morì nel 1747 nella propria villa a Barra, e fu sepolto nella cappella gentilizia a sinistra del transetto nella chiesa dei frati domenicani di Santa Maria della Sanità. Le sue spoglie sono attualmente conservate all’interno dell’ipogeo dove ora vi trovate.

A cura di Lucia Improta

Iniziativa a cura de

” Gli Amici di Solimena”

Foto di copertina a cura di

Carmine Schiavo

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