Storia: 109 anni fa, il Titanic sprofondó nell’oceano Atlantico

Cultura

Affondamento del Titanic: Uno spettro bianco nel buio della notte, l’impatto e l’avanzata incontenibile dell’acqua. In poche ore quello che si credeva un colosso inaffondabile si spaccò in due, inabissandosi per sempre sul fondo dell’oceano. Con esso crollò il mito dell’infallibilità del progresso e s’infranse il sogno della Belle Époque.

La costruzione del Titanic rappresentò il guanto di sfida lanciato dalla compagnia navale britannica White Star Line ai rivali della Cunard Line, che in quegli anni dominavano le rotte oceaniche con i transatlantici Lusitania e Mauretania. La nuova nave, completata in tre anni nei cantieri Harland and Wolff di Belfast e costata 7.5 milioni di dollari (equivalenti a 167 milioni di dollari di oggi), si estendeva in lunghezza per 269 m e in larghezza per 28 m, con una stazza complessiva di 46.328 tonnellate.

Dotata di un motore a vapore, alimentato da 29 caldaie, venne salutata come un gioiello di tecnologia e di sicurezza, al punto da ritenerla «praticamente inaffondabile». Come viaggio inaugurale venne stabilita la rotta da Southampton a New York, via Cherbourg e Queenstown. Preceduto nel nome dalla sigla RMS (che indicava la funzione di servizio postale), il Titanic iniziò il suo viaggio mercoledì 10 aprile 1912. A bordo 1.423 passeggeri più 800 unità di equipaggio agli ordini del capitano Edward John Smith.

Le cabine erano divise in tre classi. Nella prima, la più lussuosa e il cui biglietto costava 4.350 dollari (83mila dollari di oggi), si accomodarono esponenti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia dell’epoca, come il milionario Jacob Astor IV e l’industriale Benjamin Guggenheim (fratello del titolare dell’omonima fondazione d’arte). Nella seconda, al prezzo di 60 dollari, presero posto gli appartenenti alla classe media. L’ultima si riempì di emigranti che con un biglietto da 32 dollari andavano incontro a una nuova vita nel continente americano.

L’evento venne accolto con ampio clamore sulla stampa e nell’opinione pubblica. Nella fretta di partire nei tempi previsti e per alcuni cambi negli ufficiali avvenuti all’ultimo momento, vennero dimenticati i binocoli, costringendo i marinai di vedetta a svolgere a occhio nudo la loro attività. Un elemento che si rivelò fatale nel corso degli eventi. A ciò si unì una smodata frenesia di raggiungere la destinazione nel più breve tempo possibile, che portò a mantenere i motori costantemente al massimo.

La velocità non fu ridotta nemmeno dopo la segnalazione fatta pervenire al capitano Smith, nella tarda mattinata di domenica 14 aprile: il messaggio avvertiva della presenza di ghiaccio a 400 km sulla rotta del Titanic. Circa dieci ore più tardi, intorno alle 23.40, nel buio fitto di una notte senza chiarore lunare, le vedette Frederick Fleet e Reginald Lee avvistarono un iceberg di fronte alla nave. Il fatto che i due fossero sprovvisti di binocolo, alimentò il fondato timore che l’ostacolo si trovasse a non più di 450-550 metri.

Una distanza che alla velocità di crociera di 20 nodi (circa 37 km/h) impediva qualsiasi tentativo di evitare l’impatto. Il ghiaccio strisciò sulla dritta aprendo una lunga crepa sotto la linea di galleggiamento e in pochi istanti l’acqua invase ad uno ad uno i vari compartimenti, partendo dalla sala macchine. Alle 12.27, quando si comprese che la prua del Titanic stava lentamente affondando, venne lanciato un SOS dal marconista Jack Phillips, raccolto dal piroscafo Carpathia, distante 58 miglia dal luogo dell’impatto.

La fase delle operazioni di salvataggio fu drammatica! Le scialuppe a disposizione erano soltanto 16 e ognuna poteva contenere fino a 60 persone. Per inesperienza e cattivo coordinamento tra loro, gli ufficiali ne fecero salire in molti casi un numero inferiore, riducendo ulteriormente la quota di passeggeri destinati a salvarsi. Delle 2.223 persone a bordo (equipaggio compreso), ne sopravvissero 705; gli altri, in gran parte, persero la vita per assideramento, causato dalla prolungata permanenza nell’acqua a zero gradi.

Dalle 2.15 il destino del Titanic prese una piega irreversibile: sommerso per metà dall’acqua, lo scafo si spezzò in due e cinque minuti più tardi s’inabissò anche la poppa. Nei giorni immediatamente successivi la notizia del disastro scioccò il mondo, creando le premesse per una profonda riflessione sull’episodio che portò alla convocazione della prima conferenza sulla sicurezza delle persone in mare.

Nel corso di una spedizione sottomarina sul fondo dell’oceano, nel 1997 è stato possibile ricostruire una dinamica più plausibile dell’accaduto e a portare in superficie circa 5mila oggetti stipati nella nave. Nel 2012, nel centenario della tragedia, gli scienziati hanno avanzato l’ipotesi che il relitto si sgretolerà nell’arco di 20-30 anni.

Delle numerose trasposizioni cinematografiche, la più popolare è l’omonimo colossal diretto nel 1997 da James Cameron, premiato con undici Oscar (record assoluto condiviso con Ben-Hur e Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re).

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