Milano: Pioltello, Case popolari infestate dai ratti: per protesta porta topo morto in Comune

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Si è presentato in Municipio con una busta da cui ha estratto la carcassa del roditore, per poi lanciarla sulla scrivania di un’impiegata.

Sembrava una tranquilla giornata come le altre, quando le urla disperate di un’impiegata comunale hanno sconvolto la quiete del Municipio. Un cittadino di Pioltello (Milano) per protestare contro la presenza di ratti all’interno del giardino delle case popolari dove vive si è presentato in Comune con la carcassa di un topo morto.

Porta un topo morto in Comune per protesta
“Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”. Nella sua testa gli sarà balenato questo proverbio quando ha deciso di presentarsi negli uffici del Municipio per protestare contro una problematica, a detta sua, non presa troppo in considerazione dall’Amministrazione comunale.

Come raccontato da “Prima la Martesana”, il cittadino, stanco della costante presenza di ratti all’interno del giardino delle case popolari di via Roma, si è presentato in Comune con la carcassa di un topo morto.

Una decisione la sua giunta a seguito dei diversi reclami sporti in passato, ma per i quali non erano arrivati conseguenti interventi risolutori. L’uomo, accalorato e arrabbiato, nel corso della mattinata di giovedì 8 luglio 2021, si è presentato con una busta dinnanzi all’impiegata dell’Ufficio patrimonio in piazza dei Popoli.


Senza giri di parole di vario tipo, dalla busta che aveva con sé ha estratto la carcassa di un sorcio e l’ha lanciata sulla scrivania della povera impiegata che è scoppiata a urlare
.

Denunciato per interruzione di pubblico servizio
Proprio in quel momento, si trovava a passare in quell’area del Municipio il comandante della Polizia Locale Mimmo Paolini che sentendo le grida spaventate dell’impiegata è entrato in ufficio trovando la carcassa del topo morto in bella vista sopra i documenti. Sul posto sono intervenuti altri agenti che non hanno potuto far altro che denunciare il cittadino arrabbiato.

Con il suo gesto, infatti, ha obbligato il Comune a procedere con la sanificazione dell’ufficio (oltre che a calmare l’impiegata disgustata da quanto accaduto), configurandosi così il reato di interruzione di pubblico servizio.

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